MAESTRO PELLEGRINI. FRAGILE

intervista di Veronica Privitera

Francesco Pellegrini, in arte Maestro Pellegrini, autore e polistrumentista tra i più eclettici della musica pop-rock, con un curriculum vario e vasto: ha iniziato la sua carriera con i pisani Criminal Jokers, insieme a Francesco Motta; ha suonato con Nada come chitarrista, fagottista, voce e cori; ha registrato e accompagnato dal vivo Andrea Appino (Zen Circus) per il suo secondo disco Grande Raccordo Animale; ha inoltre inciso e collaborato con artisti quali Enrico Gabrielli, Dardust, Bobo Rondelli, Motta, Il Pan del Diavolo.

Attualmente suona in pianta stabile con gli Zen Circus con i quali, dal 2016, ha partecipato a due edizioni del Primo Maggio a Roma e alla penultima edizione del Festival di Sanremo nella categoria Big. Dopo aver pubblicato Fragile vol. 1 (Blackcandy Produzioni), disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 7 luglio, Maestro Pellegrini pubblica Fragile vol. 2, disponibile in digitale dall’11 settembre. Il progetto discografico full lenght dal titolo Fragile – costituito dalla fusione dei due EP omonimi – sarà disponibile in formato fisico dal 30 ottobre e sulle piattaforme di streaming dal 27 novembre.

Lo abbiamo intervistato per scoprire la magia di un album che nasce come esigenza cantautoriale intima e coraggiosa, con tutta la forza che è servita in questi mesi difficili per la discografia e lo spettacolo dal vivo.

Fragile è un progetto discografico molto personale e intimo. Che cosa volevi raccontare?
Ho iniziato a lavorare a Fragile nella primavera del 2018, in un momento importante di crescita; è un disco che parte da un’esigenza personale di raccontare la mia vita e riguarda le persone alle quali sono molto legato, sia a livello familiare che professionale: il tema principale è la musica, i musicisti e la vita che facciamo.

Da dove nasce la decisione di pubblicarlo in due atti differenti?
L’idea di dividerlo in due volumi è stata obbligata perché il disco doveva uscire a maggio, nei negozi, ma in quel periodo non era possibile stamparlo e quindi abbiamo pensato di condividere il lavoro in modo digitale. Quindi abbiamo prima pubblicato il cosiddetto Vol.1 con quattro canzoni; non sapevamo se far uscire altri brani in digitale o se saremmo riusciti ad accorpare tutto l’album in un’unica uscita a settembre. Così abbiamo deciso di far uscire il Vol.2 e infine il 30 ottobre uscirà il disco nei negozi. Finalmente verrà stampato e le tracce diventeranno nove: si aggiungerà una nuova traccia che non è ancora stata pubblicata nemmeno in digitale, a quel punto si chiuderà il cerchio. Nella nuova traccia ci sarà un ospite a sorpresa!

Come ti sei orientato nella scelta degli artisti che hai coinvolto nella registrazione del Vol.1? Appino, Giorgio Canali, Lodo Guenzi tutti nomi interessanti nel panorama indie.
Nei primi brani ho coinvolto questi ospiti perchè loro sono le persone alle quali sono molto legato, soprattutto Appino e Lodo Guenzi. Con Giorgio Canali è una storia un po’ diversa, non ci conoscevamo approfonditamente, siamo diventati amici negli ultimi mesi. Per me lui è un produttore gigantesco, gli ho fatto sentire qualcosa aspettandomi un sacco di critiche! E invece non ci sono state critiche, anzi, molti apprezzamenti e a quel punto ho pensato di coinvolgere anche lui in una canzone che secondo me lo riguardava, perchè nessuno meglio di lui può cantare ”faremo troppi dischi per campare fino a cent’anni”.

In questi anni hai collaborato con gli Zen Circus in modo importante; che differenza c’è per te tra il lavoro nella band e i progetti da solista?
La differenza è enorme, un po’ perché da solista racconto le mie storie in prima persona, un po’ perché in questa caso non sono semplicemente solista, sono anche solo sul palco: ho scelto di continuare a fare concerti riducendo la formazione, sto girando per delle date chitarra, voce e fagotto. Da solo non c’è quel supporto che invece trovi all’interno di una band, è un’esperienza forte è un’ennesima prova e mi sta piacendo tanto e mi sta spingendo verso un’ulteriore crescita umana e professionale.

Cosa ne pensano gli Zen Circus di questo tuo progetto solista?
Gli Zen hanno capito questa mia esigenza e l’hanno anche sostenuta. Gli Zen Circus sono una band che esiste da vent’anni e io sono entrato nel 2016, quindi sapevano che il mio percorso artistico non si sarebbe esaurito con l’ingresso nella band. Inoltre già in precedenza il mio è stato un percorso di natura eclettica, ho collaborato anche con altri autori e faccio musica strumentale. Quando hanno visto il mio forte bisogno di affermare un’identità cantautoriale, mi hanno appoggiato assolutamente e mi hanno guardato un po’ come i fratelli maggiori guardano il fratellino che va via di casa.


Alla luce di questo di questo momento particolare che stiamo vivendo, puoi anticiparci qualcosa sul futuro? 

Purtroppo il movimento è buio e sta diventando sempre più buio, soprattutto nel nostro settore, più passa il tempo e più i danni si fanno irreparabili e lo dico con coscienza, ci sono tantissimi nel nostro settore che hanno cambiato lavoro, sarà tutto da rifare. Personalmente sono in una posizione strana perché posso fare concerti piccoli e ho molte richieste di concerti di questo tipo perché sono più gestibili. La situazione è veramente inquietante, di conseguenza nessuno può programmare niente. Sto continuando a girare da solo, in treno, e non so quando questo finirà. Nei limiti del possibile programmerò altre date e nel frattempo sto scrivendo nuove canzoni.

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