TORINO // IL MUSEO DEL CINEMA

a cura di Vera Viselli

Era il 1941 quando Maria Adriana Prolo ebbe la primissima idea di costituire un museo che fosse interamente dedicato al cinema. Lei, nata nel 1908 a Torino e laureata in Storia e Letteratura, si avvicinò al cinema grazie ad un articolo, “Torino cinematografica prima e durante la guerra”, pubblicato nel 1938 sulla rivista «Bianco e Nero» – interamente consultabile sul sito del Centro Sperimentale di Roma – e dedicato alle case di produzioni torinesi ed ai periodici di cinema dell’epoca [il link al numero di Bianco e Nero in oggetti e maggiori specifiche sull’articolo di Maria Adriana Prolo sono disponibili nella Postfazione del seguente testo, in calce alla pagina].

INTERNO MOLE (Aula del Tempio - Foto di Giovanni Fontana)
INTERNO MOLE (Aula del Tempio – Foto di Giovanni Fontana)

La Prolo iniziò così la raccolta e la conservazione di documenti e materiali riguardanti il cinema torinese. Nel 1953 venne anche fondata l’Associazione Culturale Museo del cinema con l’intento di “raccogliere, conservare ed esporre al pubblico tutto il materiale che si riferisce alla documentazione e alla storia delle attività artistiche, culturali, tecniche e industriali della cinematografia e della fotografia”. Il Museo venne aperto cinque anni dopo, nel settembre 1958, a Palazzo Chiablese. È a partire dal luglio del 2000 che il Museo è ospitato all’interno della Mole Antonelliana di Torino, e da allora i visitatori sono stati più di sette milioni. L’unicità che lo caratterizza è dovuta principalmente al ricco patrimonio delle sue collezioni ed alla particolarità dell’allestimento; quest’ultimo é articolato su molteplici livelli espositivi che mostrano la storia del cinema alternando manifesti, oggetti di scena, sequenze di film e scenografie – il tutto organizzato su una superficie di circa 3.200 mq. L’allestimento, curato da François Confino, è stato studiato tenendo conto dell’edificio ospitante e del crescendo, a vortice, della Mole, sovrapponendo i diversi livelli di lettura e cercando il giusto compromesso tra rigore scientifico e spettacolarità.

Per quanto riguarda le opere conservate nel Museo, queste sono più di un milione e 700 mila, ed in molti casi si tratta di pezzi unici al mondo. Si contano: 950.000 fotografie, 530.000 manifesti e materiali pubblicitari, 8.900 memorabilia cinematografiche, 8.950 apparecchi, 10.850 manufatti artistici, 37.000 film (muti e sonori), 42.000 volumi, 138.000 riviste e fascicoli, 250.000 ritagli stampa, 1.350 partiture musicali, 4.800 registrazioni sonore cinematografiche. Da qualche anno, inoltre, il Museo è impegnato nel recupero e nel restauro delle pellicole andate perdute, con una particolare attenzione per il cinema muto italiano (soprattutto torinese), in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna.

Museo Nazionale del Cinema - Archeologia del Cinema Manifesto Cinématographe Lumière
Museo Nazionale del Cinema – Archeologia del Cinema Manifesto Cinématographe Lumière

Tornando alle collezioni presenti nel Museo, esse documentano due grandi filoni tematici: il PRE-CINEMA E FOTOGRAFIA STORICA e la STORIA DEL CINEMA. Per quanto concerne la prima, il patrimonio dei manufatti e delle testimonianze del pre-cinema è uno dei più importanti a livello internazionale: il panorama dei percorsi tecnici e spettacolari che contribuirono alla nascita del cinema è molto ampio, ed al contempo è presente una collezione di testimonianze sulla nascita della fotografia. Il secondo filone, invece, nacque per restituire la complessità del “fatto-cinema”, e si caratterizza per essere onnicomprensivo ed enciclopedico. Oltre ai film, è stata raccolta ogni testimonianza utile a documentare la storia e lo sviluppo dell’industria cinematografica: documenti d’archivio, riviste, accessori, materiali di scena, manifesti. Tra questi ultimi, il Museo ne ospita alcuni molto importanti, dedicati alla fotografia e agli spettacoli antesignani del cinema: tra i 40 esemplari litografici non possono non essere citati “Blanc et Noir” e “Pantomimes Luminenses” di Jules Chéret, così come quelli nati per pubblicizzare la nascita del cinema (le due versioni del Cinématographe Lumière realizzate da Brispot e Auzolle). La quantità maggiore di manifesti è ovviamente riservata al cinema sonoro: si trovano documentate pittoricamente le grandi pellicole di Hollywood come Viale del tramonto e Quarto potere di Brini, Ombre rosse e La signora di Shanghai di Ballester, ma anche quelle italiane: da Roma città aperta ad Umberto D, da Riso amaro a La strada, da Blow up a Il Conformista, da Senso ad Accattone. Particolare attenzione, inoltre, è dedicata ai manifesti stranieri in edizione originale: La Grande Illusion e la Bête Humaine di Renoir, Jour de Fête di Tati, The Lady from Shanghai di Welles, While the City Sleeps di Lang e Spellbound di Hitchcock – questi ultimi due raggiungono i cinque metri di larghezza ed i due di altezza.

Gli apparecchi e gli accessori si dividono anch’essi in due collezioni: la Collezione Prolo e la Collezione Barnes. La prima nacque nel 1942; i primi materiali ospitati furono due lanterne magiche, una pagata 15 lire al mercato delle pulci di Torino e l’altra 1.300 lire, comprensiva dei relativi vetri da proiezione. Un’altra lanterna magica risale alla seconda metà del ‘700, ed è corredata da 46 vetri coevi dipinti ad olio. Tra i pezzi più importanti di questa collezione c’è il mondo nuovo che Maria Adriana Prolo acquistò a Venezia nel 1950 per 257.000 lire (e per il quale dovette chiedere un prestito alla Banca d’Italia).

Lanterna magica. Foto: IL MURO. Courtesy Museo del Cinema di Torino
Lanterna magica. Foto: IL MURO. Courtesy Museo del Cinema di Torino

Nel 1994 venne acquistata, dal Museo, la prestigiosa collezione dei fratelli inglesi John e William Barnes, che comprende una serie di lanterne Bull’s eye di fine ‘700, alcuni modelli appartenuti al costruttore Philiph Carpenter e l’importante serie di vetri dedicata all’esplorazione dell’Artico dipinta da C. W. Collins.

Al di là dell’enorme documento storico che il Museo del Cinema di Torino è in sé, il fascino – devastante – che possono provare i visitatori ed amanti del cinema non è descrivibile in alcun modo: bisogna solo provare a sedersi in una delle sue sale e vedersi arrivare addosso un treno, senza provare però a scansarsi.

Museo Nazionale del Cinema - La Macchina del Cinema_La sceneggiatura (Ph. Mathieu Gasquet)
Museo Nazionale del Cinema – La Macchina del Cinema_La sceneggiatura (Ph. Mathieu Gasquet)
Collezione del Museo del Cinema di Torino. Foto: IL MURO. Courtesy del Museo del Cinema
Collezione del Museo del Cinema di Torino. Foto: IL MURO. Courtesy del Museo del Cinema

 

Postfazione – Introduzione all’articolo “Torino cinematografica prima e durante la guerra” di Maria Adriana Prolo

L’articolo, pubblicato nella rivista Bianco e Nero, Anno II, n. 10, 1938, è di ben ventinove pagine, affronta la situazione del cinema torinese durante e dopo la guerra, ed è suddiviso in piccoli capitoli: I Produttori, I Periodici, Guido Gozzano e la cinematografia ed infine viene riportato un elenco di film prodotti a Torino fino a tutto il 1913.

Al titolo, che secondo la Prolo potrebbe sembrare pretenzioso, l’autrice ha pensato di aggiungere una parentesi, “(Appunti)” perché, come lei stessa afferma, si tratta di note prese qua e là, in quanto non è possibile far riferimento ad una documentata storia della cinematografia italiana.

Nel primo capitolo, I Produttori, la Prolo ricostruisce cronologicamente, partendo dal 1904, la storia dei tecnici (per lo più fotografi) che pensarono di iniziare a sviluppare le prime pellicole girate in Italia, senza mancare di evidenziare come fino a 30 anni prima il centro della cinematografia italiana fosse proprio Torino, grazie ai suoi innumerevoli teatri di posa.

Ne I Periodici, segue la stessa linea cronologica di cui sopra, certificando in questo caso la storia dei primi periodici cinematografici italiani a partire dalla nascita del quindicinale «La cinematografia Italiana ed Estera» fondato da Gualtiero I. Fabbri nel 1908; in più, si chiede quale potesse essere il destino della cinematografia italiana se non ci fosse stata la guerra e la conseguente ‘invasione’ della produzione straniera. A suo avviso, Torino sarebbe potuta diventare la Hollywood europea per via dell’elevato numero dei suoi teatri di posa e degli artisti che vi si raccoglievano attorno.

Nel capitolo dedicato a Gozzano, sottolinea come compaia per la prima volta, nel V volume delle Opere del poeta (ed. Traves), la sceneggiatura della vita di San Francesco d’Assisi (tra l’altro uno degli ultimi scritti di Gozzano) e come egli soffrì molto nel vedere che il cinema, la ‘decima musa’, non tentasse affatto di innalzarsi arte ma preferisse invece seguire il gusto della massa.
Infine, l’articolo termina con l’elenco dei film prodotti a Torino fino a tutto il 1913.

Si ringrazia la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia per la concessione alla pubblicazione del link al pdf di Bianco e Nero, Anno II, n.10, 1938, rivista sopra in oggetto, presente nella sezione Riviste e Collane della Biblioteca Digitale del Centro Sperimentale e consultabile online.

In copertina: Allestimento sala del Museo del Cinema di Torino. Foto: IL MURO. Courtesy Museo del Cinema di Torino.

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