PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, RUSSIA ON THE ROAD//UNA DOLCE VITA?//IMPRESSIONISTI E MODERNI

a cura di Vera Viselli

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma fa tris: partendo dall’Italia, arriva in Francia e Russia attraverso tre mostre che riguardano il cosiddetto secolo breve. A partire da un minimo comun denominatore tecnologico – l’idea del nuovo, nell’arte, parte dall’Impressionismo francese per arrivare poi alle teorizzazioni futuriste e all’avvento della tecnologia stessa nei mezzi di trasporto – la storia artistica del ‘900 intreccia arte, design e tecnologia in modi e rappresentazioni certamente diversi, ma in qualche modo similari.

RUSSIA ON THE ROAD. 1920-1990
Pittura e grafica dalle collezioni dell’Istituto dell’Arte Realista Russa, dei musei statali russi e da altre collezioni private. Dal 16 ottobre al 15 dicembre 2015.

La rassegna Russia on the Road prende in esame quasi un secolo di storia dell’arte russa, in gran parte coincidente con l’esperienza sovietica: un’epoca in cui si tentò di trasformare le utopie in realtà e la realtà in mito. Attraverso un approccio tematico, la mostra racconta l’improvviso protagonismo dei nuovi mezzi di trasporto nell’ambiente russo. Centocinquant’anni fa, la sola idea di poter coprire la superficie del nostro paese con una rete autostradale sarebbe sembrata un’utopia. Oggi, invece, qualsiasi persona che abiti in un Paese civilizzato trova inconcepibile l’idea che si possa vivere senza prendere treni, aerei, automobili o metropolitane: il mondo senza mezzi di trasporto verrebbe percepito come una distopia. L’ultimo secolo e mezzo è stato un periodo della storia dell’uomo in cui si è assistito alla realizzazione di fantasie, a invenzioni tecnologiche (basti pensare al cinema: tecnologia e fantasia in un unico mezzo), al prendere forma di miti, manie, fobie, nuovi stili di vita e correnti artistiche. I mezzi di trasporto hanno riempito in fretta gli spazi della vita e quelli dell’arte, sono divenuti simboli del progresso e di un inedito dominio dell’uomo sull’enorme vastità del continente russo, invadendo anche l’immaginario degli artisti, divenendo soggetti nobili quanto la figura umana o il paesaggio naturale, tra ideologia e sguardo intimistico. La ferrovia, ad esempio, non è solo il simbolo del progresso, ma un’allegoria della vita umana nell’opera Le poesie di Majakovskij (1955) di Aleksandr Dejneka, che rappresenta lo spaccato sociale del tempo e prende il nome dall’argomento di discussione dei giovani studenti ritratti: uno di loro tiene in mano un libro di poesie di Majakovskij, poeta spesso omaggiato nelle opere di Dejneka. Nell’opera Metro (1935), Aleksandr Labas restituisce una visione attiva ed emozionale del mezzo di trasporto, all’interno di una serie che di lavori realizzata dagli anni ‘20 alla metà degli anni ‘30, periodo che coincide con la costruzione della prima linea della metropolitana di Mosca. Viktor Kudel’kin colloca al centro del suo lavoro le diverse professioni operaie e ritrae i lavoratori della fabbrica di automobili e camion Kamaz nel contesto industriale, rappresentando al contempo l’individuo e la collettività; l’autista Mar’jam Vasil’kova è ritratta al volante del sollevatore e la sicurezza dei suoi gesti parlano di un partecipazione paritaria della donna ad un tipo di lavoro considerato prettamente maschile fino a poco tempo prima. Accanto a celebri capolavori di Aleksandr Deineka, Juri PimenovAleksandr Samokhvalov, Georgj Nisskij, corrispondenti al periodo più noto della storia artistica sovietica (dagli anni ‘20 agli anni ‘50), si possono trovare opere sorprendenti degli anni dai ‘60 ai ‘90, in cui entrano in gioco corrispondenze con le contemporanee correnti culturali europee, come il Neorealismo italiano o la Nouvelle Vague francese. Rimasta a lungo nascosta dietro la cortina di ferro, questa pittura consente di pensare una rinnovata visione della storia dell’arte russa.

9 Aleksandr Dejneka - Le poesie di Majakovskij
Aleksandr Dejneka, I versi di Majakovskij, 1955, olio su tela, 130 x 200 cm.
Galleria Nazionale Armena

UNA DOLCE VITA? DAL LIBERTY AL DESIGN ITALIANO. 1900-1940

Nell’Italia di inizio Novecento, le arti decorative, eredi di un’importante tradizione artigianale e artistica, si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l’unità. Ebanisti, ceramisti e maestri vetrai lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo, definendo uno stile italiano destinato a influenzare la nascita stessa del design moderno. La mostra procede attraverso un percorso cronologico composto da più di cento opere e basato su un dialogo continuo tra arti decorative e arti plastiche. L’inizio del Novecento è caratterizzato dall’affermazione dell’Art Nouveau, noto in Italia come stile Liberty o floreale. A partire dall’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Torino nel 1902, lo stile Liberty acquista una particolare originalità nelle opere di artisti come Carlo Bugatti, Galileo Chini, Eugenio Quarti, Ernesto Basile, Carlo Zen. Divenuto lo stile dominante della nuova classe borghese, vi si opporrà con la sua volontà antipassatista il Futurismo, movimento che, tuttavia, si estenderà alle arti decorative solo dopo la Prima Guerra Mondiale, durante il cosiddetto Secondo Futurismo. Nel 1915, Giacomo Balla e Fortunato Depero firmano un manifesto intitolato Ricostruzione futurista dell’universo, in cui si annuncia l’intento di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti dell’arte e della vita. Questi due artisti progetteranno e realizzeranno numerosi oggetti di arte decorativa e di uso quotidiano, dai mobili ai vestiti, dagli arazzi ai giocattoli. Durante gli anni del Ritorno all’ordine – che seguono la stagione delle Avanguardie – il recupero della cultura classica assume in Italia diverse declinazioni. Tra le versioni più interessanti ricordiamo la Metafisica di De Chirico e di Savinio, e il Realismo magico di Felice Casorati. Una visione incantata, sospesa tra ispirazione classica e gusto déco, caratterizza le ceramiche di Gio Ponti e le prime creazioni in vetro di Carlo Scarpa. Per quanto riguarda la produzione architettonica e l’arredo, il ritorno al classicismo è presente nello stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi.

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Leopoldo Metlicovitz, Cabiria, 1914
stampa litografica a colori su carta, 205,1 x 145,2 cm
Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

IMPRESSIONISTI E MODERNI. CAPOLAVORI DALLA PHILLIPS COLLECTION DI WASHINGTON
dal 16 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016

La Phillips Collection, il primo museo di arte moderna fondato sul suolo americano, venne creata verso la fine degli anni ‘10 da Duncan Phillips, il quale decise di trasformare la raccolta di famiglia in un museo pubblico, il primo negli Stati Uniti a concentrarsi sul lavoro dei contemporanei. La Phillips Memorial Gallery (oggi Phillips Collection) aprì i battenti nel 1921 a Washington: si tratta di un’istituzione sostanzialmente diversa dalle altre nate tra le due guerre poiché il suo fondatore, interessato al rapporto tra l’arte del passato e del presente, decise di sostenere giovani artisti e acquistò le opere giudicandone il valore intrinseco, senza seguire la moda o la fama degli autori. Nel 1954, Phillips scrisse: «Nelle nostre sale si mescolano epoche e nazionalità diverse, dipinti antichi e moderni che, accostati, acquistano senso e rilevanza in nuovi contesti, per contrasto o per analogia».

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Pablo Picasso, La camera blu, 1901, olio su tela, 50,5×61,6 cm, The Phillips Collection, Washington
D.C. acquisito 1927

La mostra (che conta sessantadue dipinti di oltre cinquanta artisti) riunisce le opere dei più grandi maestri moderni e dimostra che «l’arte è un linguaggio universale», destinato a essere condiviso e apprezzato dal pubblico di tutto il mondo. È organizzata cronologicamente, riflettendo in forma di macro-sezioni le grandi correnti culturali che hanno attraversato l’Ottocento e il Novecento fino al secondo dopoguerra: Classicismo, Realismo e Romanticismo; ImpressionismoPostimpressionismo; Parigi e il Cubismo; Intimismo e Modernismo; l’Espressionismo e la Natura; Espressionismo Astratto. Si esordisce con le opere dei grandi artisti che all’inizio del XIX secolo hanno rivoluzionato la pittura europea, da GoyaIngres, da Delacroix a Courbet e Manet, messe in dialogo con quelle dei maestri dell’Impressionismo francese come CézanneMonet e Sisley. Un posto di spicco spetta ai maestri moderni che hanno plasmato la visione artistica del Novecento, tra cui Bonnard (artista prediletto da Phillips), Braque, GrisKandinskij, Kokoschka, Matisse, Modigliani, Picasso, Soutine e Vuillard, accanto agli americani Arthur Dove e Georgia O’Keeffe, arrivando fino alle opere fondamentali di grandi artisti americani ed europei del secondo dopoguerra come De Staël, Diebenkorn, Gottlieb, Guston e Rothko.

In copertina: V. ictor I. Kudelkin, Mar’jam Vasil’kova, Camionista della fabbrica Kamaz, 1979, olio su tela, 99 x 139,5 cm. Istituto dell’Arte Realista Russa.

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