IL RISCATTO DEI RESTI

di Francesco Ciavaglioli

Se c’è un aspetto interessante nel nostro attuale rapporto con le immagini è certamente quello della loro iperproduzione, ma anche della loro durata infinitamente breve; la vita delle immagini che ci circondano costantemente dura molto spesso solo pochi istanti. Basti pensare ad applicazioni come Snapchat che dopo solo dieci secondi cancella automaticamente le foto condivise. Questa valanga di immagini comuni senza una vera e propria qualità artistica sono in fondo una forma di consumo che finisce per costituire un immaginario-junk: la narrazione in tempo reale di un’esistenza frammentaria, esplosa nel caleidoscopio dei mass media, dove gli individui si perdono in una sostanziale omologazione collettiva. Tutto ciò non deve necessariamente essere visto come un dato negativo, questo accumulo compulsivo delle immagini pubbliche e private lascia emergere i lati forse più autentici della nostra società, la sua appartenenza a un immaginario collettivo molto più vasto. Questa omologazione potrebbe essere in ultima analisi il sintomo dell’emersione di un’identità ancestrale, particelle di un patrimonio culturale e spirituale che l’arte può e deve in qualche modo mostrare. Non è certo attraverso gli strumenti del critico o dello storico che questi resti rivelano la loro potenza: un nuovo atteggiamento dovrà essere adottato, un’archeologia o antropologia delle immagini sarà lo spirito di riscatto e la guida di un rinnovato approccio artistico. Se l’attualità delle immagini ci sfugge perché assuefatti al quotidiano, non resta che interrogare la loro eternità, la loro capacità di conservare la memoria di tempi storici eterogenei, in una parola sopravvivenze.

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Francesco Ciavaglioli, Adunanza, 2015. Ricalco su carta trasparente applicata su light box, 150×200 cm

Sarà forse per questo che un esempio di quest’arte archeologica e accumulatoria, che colleziona e riattiva gli stracci del nostro tempo, non sia opera di un vero artista, ma di un cosiddetto outsider: lo statunitense Henry Darger (Chicago, 12 aprile 1892 – 13 aprile 1973). Quest’uomo comune, affetto da diverse sindromi psichiche, che conduceva una vita piatta casa e lavoro, nascondeva nella sua modesta stanza opere di una poetica lacerante. Darger non faceva altro che selezionare e ritagliare immagini da giornali e riviste per poi ricalcarle in lunghe strisce di carta. Questa ri-composizione di immagini e sfondi illustrava il suo In the realms of the unreal, delirante romanzo di oltre 13.000 pagine, ma soprattutto dava vita ed esorcizzava al suo turbolento universo psichico. È riflettendo su questo potere di riscatto di immagini comuni che è stata concepita l’opera collettiva Adunanza, realizzata per la residenza artistica Kilow’Art 2015 a cura di Saverio Verini per la sezione arti visive di Kilowatt festival di Sansepolcro (AR). Adunanza è un’opera collettiva e partecipata che si presenta come un grande ritratto di gruppo applicato su un supporto luminoso. Durante alcune giornate di residenza sono stati raccolti 368 ritratti degli abitanti di Sansepolcro, la maggior parte di queste foto sono state scattate presso strade, piazze e scuole; altre sono arrivate via mail. I ritratti sono stati infine assemblati in un grande collage che, durante un laboratorio, è stato ricalcato volto per volto su un unico foglio trasparente. La realizzazione ha coinvolto oltre cento persone tra adulti, bambini e anziani, senza che fossero richieste particolari attitudini artistiche. L’opera prende spunto dalla Madonna della Misericordia di cui Sansepolcro conserva il significativo esempio di Piero della Francesca. Nella tradizione medievale questo tipo di iconografia vedeva una ressa dalle proporzioni sterminate assiepata sotto il mantello protettivo della Vergine dove, talvolta, erano riportate intere città.

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Francesco Ciavaglioli, Adunanza, 2015. Ricalco su carta trasparente applicata su light box, 150×200 cm

Il tema della folla lega questa rappresentazione alla nascita delle confraternite: una prima forma di associazione laica volta all’impegno sociale. È dunque per rileggere questa immagine alla luce di un contemporaneo senso del sociale che in Adunanza il tema iconografico si trasforma in atto collettivo di auto affermazione. L’opera non mostra una comunità idealizzata o rielaborata dalla coscienza di un singolo artista, ma da una stratificazione dei diversi volti e delle diverse grafie. Ciò che resta sulla carta illuminata sono tracce che non trovano la loro bellezza nell’estetica formale tradizionalmente intesa ma dall’operazione di riscatto di queste immagini e di questi gesti che senza una partecipazione orizzontale e indiscriminata non sarebbe potuta esistere. Il ricalco non rappresenta semplicemente una tecnica di realizzazione, ma uno strumento che detona la partecipazione e sonda l’immaginario collettivo.

www.francescociavaglioli.it
www.kilowattfestival.it

In copertina: Francesco Ciavaglioli, Adunanza, 2015. Ricalco su carta trasparente applicata su light box, 150×200 cm

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