BARBA E CAPELLI. IL NUOVO SOUND dei TRENINCORSA

recensione e intervista di Jamila Campagna

La scena cantautoriale italiana vede tra le sue fila i Trenincorsa che ora tornano con Barba e Capelli, album dal ritmo arioso e intensoche dà l’avvio a una nuova stagione per la band lombarda: 10 anni di strada nel tracciato folk sono rinsaldati da nuovi percorsi che aprono l’orrizzonte a sonorità e arrangiamenti inediti, trainati da Cesareo, fondamentale chitarrista degli Elio e le Storie Tese, qui nelle vesti di produttore artistico. Lui il fautore di questa nuova sperimentazione, nel tipico stile degli esperimenti che da sempre conduce con la sua chitarra, che non manca di suonare anche in Barba e Capelli. Tra le partecipazioni importanti vediamo anche quella di Faso e Jantoman, rispettivamente bassista e tastierista sempre degli Elii, e lo stesso Elio che presta la sua voce nel brano Onderòd, oltre a Davide Van de Sfroos che ha scritto Orapronobis appositamente per i Trenincorsa. Questo il primo singolo estratto, dove la musica prende il ritmo sul bilinguismo tra italiano e dialetto lombardo, che a volte diventa anche un trilinguismo, mettendo in mezzo parole inglese che rinforzano la spensieratezza di un testo goliardico che descrive gli imprevisti umani e la provvidenza divina con la leggerezza dell’ironia.

Lo spirito della tradizione folk e popolare lombarda rincorre se stesso tra una canzone e l’altra, con l’aggiunta di tastiere a costruire un pattern musicale rinnovato, assieme alle più caratteristiche chitarre, percussioni e fisarmoniche.

Viaggiatori per eccellenza, i Trenincorsa sono partiti dalle terre del Lago Maggiore per muoversi su e giù nel resto d’Italia, in Svizzera, Francia e Slovenia, nelle innumerevoli turnée che li hanno visti diffondere la musica per un totale di quattro album; allo stesso modo Barba e Capelli, il loro quinto progetto, è un itinerario delle esperienze vissute, fatto di voglia di raccontare la storia di dove si è già stati e il sogno di dove si vuole andare: così, tra le 10 tracce totali, c’è Trenta Pass, per dire la fatica e la speranza di crescere e il sollievo nostalgico nel guardarsi indietro; Onderòd, titolo che in un inglese maccheronico strizza l’occhio a Jack Kerouac per una canzone dall’animo rock; Tutto il mondo è Paese, per ricordarci che, per quanto si possa andare lontano, c’è sempre un punto di incontro che unisce tra loro le culture più disparate, tra l’amore per le piccole cose e i desideri che ciascuno insegue; Genova 09.10.14, un diario aperto su sonorità che stringono il senso delle parole, con il mare che porta via le sconfitte; Il Ladro della Gioconda, dove l’episodio storico-artistico diventa l’espediente di una sorta di gag musicale; la già citata Orapronobis; fino a Trenincorsa, brano che fa il ritratto della band portando con sé l’energia più buona che c’è.

Abbiamo raccolto le impressioni dei Trenincorsa sul loro ultimo progetto, assieme al pensiero del produttore artistico, Cesareo. Ecco l’intervista alla band e a seguire quella a Cesareo!

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I Trenincorsa sono 7 e Barba e Capelli è il loro ultimo album. Vogliamo partire dal titolo per capire la struttura del vostro nuovo progetto?
“Barba e Capelli” è quel che un tempo si usava dire varcando la soglia del negozio del barbiere nell’intenzione di darsi una “ripulita”, un cambio di look, un rinnovamento. Ecco, la scelta di questo titolo per il nostro ultimo album vuole significare proprio un contenuto “rinnovato”.

Nei testi dei Trenincorsa c’è un importante uso del dialetto lombardo, misto alla lingua italiana. Ci raccontate il perché di questa scelta e a quali influenze vi siete ispirati? Diciamo che, nascendo nel contesto folk, l’uso del dialetto è una scelta piuttosto diffusa. Nel mio caso personale (Matteo Carassini, cantante e frontman) posso dire che le canzoni nascono indifferentemente in italiano o in dialetto in modo istintivo… a seconda degli argomenti che si toccano. Posso dire di essere “bilingue”!

Oltre all’uso del dialetto, ci sono molti giochi di parole che mettono in discussione il significato delle frasi lasciandole aperte a più interpretazioni. E’ una sorta di surrealismo post-moderno?
Eh sì, il dialetto è una lingua tronca e, come l’inglese, permette una varietà di rime, assonanze e giochi di parole infinita. E ammetto che diventa spesso divertente farlo!

L’album è prodotto da Cesareo e vede la presenza di alcuni membri di Elio e le Storie Tese in varie tracce, si può dire che vi hanno fatto un po’ da “padrini” (restando in tema con il titolo ironicamente dottrinale del primo singolo estratto, Orapronobis). Come è nata questa collaborazione e quali sono stati gli highlights?
Sia con De Sfroos che con Cesareo ci si conosce da tempo, con svariate collaborazioni nel corso degli anni. La stima è sempre stata forte e in questo album l’abbiamo messa a frutto ad ogni livello.

A proposito di Orapronobis, cosa ci potete raccontare di questo brano scritto per voi da Davide Van de Sfroos?
Posso dire – parla sempre Matteo, n.d.r – che Davide mi telefona una mattina dicendomi che ha una canzone per noi… e io scoppio di felicità ovviamente. Me la invia “nuda e cruda”, cioè voce e chitarra, dicendomi di farne quel che voglio, ma che secondo lui è perfetta per noi… beh, aveva ragione visto che alla fine è stata scelta addirittura come singolo.

Per il video del primo singolo avete coinvolto un illustratore, Francesco Castelli, che ha brillantemente reso in chiave grafica l’ironia pungente e critica della canzone. Avete pensato di realizzare un video-cartoon per sottolineare il carattere ludico della canzone dando spazio alla commistione tra la musica e l’arte grafica?
Esattamente così. E riguardando il video siamo sempre più convinti che non si sarebbe potuta trovare una soluzione migliore. Peraltro si tratta di una collaborazione totalmente “luinese”, visto che Francesco è anche una vecchio amico.

Partendo dal folk, dieci anni di carriera definendo sempre più la vostra identità sonora. Quanto è importante la sperimentazione nella sfera musicale oggi?
Con il tempo, almeno parliamo per noi, sperimentare diventa quasi “fisiologico”. Con questo disco ce ne siamo accorti ancora di più, grazie alla guida di un musicista come Cesareo, che della sperimentazione è maestro. E ci sentiamo vivi… vivi più che mai!

Ecco il pensiero di Cesareo:

Cosa significa decidere di investire in una band estremamente caratteriale con alle spalle 10 anni di expertise come i Trenincorsa?
Significa raccogliere la sfida nel confezionare un nuovo “vestito musicale” mantenendo invariato lo stile. Dopo 10 anni di attività era giunto il momento di trovare l’eleganza che li facesse notare in tutta la penisola.

In che modo si è sviluppato il progetto e qual è stata la tua linea nella guida del gruppo?Primo obiettivo la scelta dei brani. Volevo lavorare solo su pezzi forti, nessun riempitivo. Alcuni erano solo provini grezzi e incompleti. Il mio lavoro principale è stato completare alcune canzoni, scrivendo le parti mancanti. Ho applicato la regola “questa è la mia proposta, ma se avete un’idea più bella della mia… ancora meglio!”. I ragazzi mi hanno dato carta bianca e sono stati bravissimi a seguirmi alla lettera. Mi sono preso la responsabilità di fargli fare il salto di qualità, se ci sono riuscito il merito è soprattutto loro. Alla fine abbiamo creato un album con 10 canzoni che definirei, con un aggettivo molto forte, belle.

Ironia non-sense, giochi di parole spiazzanti e spirito goliardico lombardo. Si può dire che i Trenincorsa sono hanno dei punti di contatto con gli Elii?
Non c’è dubbio, tra le affinità con gli EelST c’è la capacità linguistica di Matteo Carassini, voce solista e autore dei testi, nel descrivere gli argomenti trattati con grande attenzione alle parole anche quando si è trattato di scrivere in dialetto. Ho fatto molta attenzione agli arrangiamenti, per creare sempre un’atmosfera che si sposasse perfettamente con le immagini che Matteo voleva trasmettere, Per esempio ho reso la tragicità della canzone Genova 09.10.14 e l’allegria di Tutto il mondo è Paese con sonorità mai sentite nei precedenti lavori dei Trenincorsa.

Abbracciando la metafora del viaggio, per saltare sui treni in corsa non serve avere il biglietto, basta conoscere la destinazione. Qual è il tuo “consiglio per l’ascolto”?
Viaggiate in sicurezza facendovi trasportare da dieci canzoni che non mi stancherò mai di definire belle. Durante l’ascolto cercate di trattenere il forte piacere che farà di tutto per fuoriuscire dirompente dai vostri corpi caldi. Se non siete riusciti a trattenere il forte piacere dirompente che nel frattempo è fuoriuscito dal vostro corpo caldo, abbiate la cortezza di usare salviette umidificate che rispettino il PH della vostra pelle.
Buon viaggio!

www.trenincorsa.it

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