BAND BUNKER CLUB // QUESTIONE METAFISICA

di Jamila Campagna


E’ una questione metafisica quella che attraversa il tappeto ritmato di sintetizzatori, bassi e chitarre del nuovo album della Band Bunker Club, E’ da troppi giorni che non prego, pubblicato il 2 maggio scorso con distribuzione CD Baby. Una band che è un trio senza bisogno di quote rosa, tre artisti che per questo album si mostrano gloriosamente con i volti dipinti in copertina, sciamani ipercontemporanei: La vita lascia senza parole, canta Francesco Casabianca in Tra noi e l’eterno, mentre Elisabetta Morando e Irene Icardo ne sostengono la musica. Eppure loro le parole le trovano, oltre a trovare le note, quasi a conferma che le arti, e tra queste la musica, si mettono lì in posizione speculare con la realtà, per fare breccia nell’insondabile, in quello scarto lasciato muto dagli eventi esterni e dai fatti interiori. La musica per spiegarsi e capire cosa ci accade, o almeno lanciare un’ipotesi e provare a trovare dei significati.

Da Heidegger a Foucault, da Nietzsche alle relazioni sentimentali al bisogno di spiritualità, passando anche per modalità creative surrealiste (il testo di Una certa fortuna è stato composto stralciando frasi da due libri presi a caso da uno scaffale) il pacchetto è confezionato. Ed è ancor più piacevole aprirlo considerato il percorso della Band Bunker Club: se accade che il post-punk approda nel 2017, i musicisti più abili sanno come combinare il sound e le parole giuste per dare luogo alla sperimentazione. Ho detto post-punk, sì, perché la vibrazione elettro pop di questo album e la sua bellezza smerigliata, fatta di una preziosa complessità, hanno le radici proprio nel post-punk. Dal 2011 la Band Bunker Club inizia una collaborazione con Umberto Negri dei CCCP che sfocia nell’album d’esordio Musica per Cefalopodi e Colombi Selvatici, del 2014, un disco tra sonorità post-punk e liriche surreali che raccolgono e danno nuova vita all’energia della musica indipendente italiana degli anni 80 e 90, spaccato su cui la band ha affondato le mani in un’attentissima ricerca. Il flusso post-punk continua nel 2015, anno di altre importanti realizzazioni per la Band Bunker Club, prima con la pubblicazione di una nuova versione del brano Popolo Bue – nel cui video appare Federico Fiumani dei Diaframma – poi, nell’ottobre dello stesso anno, arriva la collaborazione con Torino Kollaps per Torino Paranoica, la compilation-omaggio ai trent’anni di 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età dei CCCP.

E’ dopo tutta questa strada che la band si rifugia nel suo bunker per mettersi al lavoro sulle nove tracce di E’ da troppi giorni che non prego, nove tracce che si snodano e spiccano il volo portando la riflessione filosofica sui divanetti dei club, assieme a un respiro intensamente europeo. Nell’epoca che ha messo in crisi qualunque cosa e soprattutto l’idea dell‘età della ragioneAufklärung si trasforma in una parola-suono per dare il titolo al pezzo più ipnotico dell’album – possiamo rilassarci o esaltarci sull’eco metallico del synth e sulla cascata di colori neon dell’elettro-pop, mentre la Band Bunker Club ci racconta che, nella nostra quotidianità, nelle nostre settimane di disturbi comportamentali, siamo sempre e ancora gettati nel mondo.

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